Il progetto
La Casa dell’Ambiente è uno spazio pubblico a Torino, nato per favorire la collaborazione e la costruzione di reti tra associazioni, enti e cittadini. Situato in una posizione centrale, è gestito dall’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro. Il suo obiettivo principale è promuovere la cultura della sostenibilità e dell’equità, contrastando la frammentazione delle iniziative ambientali. La Casa dell’Ambiente opera su scala locale, nazionale e internazionale, con progetti che spaziano dalla cura delle aree verdi, alla promozione degli orti urbani, alla lotta allo spreco. Inoltre, ospita corsi, laboratori e convegni, ed è sede della Federazione Italiana Media Ambientali e della rete mondiale di educazione ambientale. La sua unicità risiede nel fatto di essere una struttura di servizio che supporta e valorizza iniziative ecologiche in vari contesti, sia vicini che lontani, fungendo da centro di risorse per le attività ambientali in corso.
Cos’è la Casa dell’ambiente. Intervista a Mario Salomone
Mario Salomone, una delle figure più rappresentative dell’educazione e dell’informazione ambientale, non solo italiana, è anche presidente della Casa dell’Ambiente. Gli abbiamo posto alcune domande
Cosa è la Casa dell’ambiente? Perché questo nome?
«Il nome “casa” esprime bene il progetto, che è di costruire insieme uno spazio comune dove incontrarsi, conoscersi, costruire collaborazione e partenariati».
Quindi uno spazio aperto…
«Sì, la Casa dell’ambiente è il primo spazio pubblico, e sottolineo pubblico, che nasce a Torino».
Quali obiettivi vi proponete?
«Vogliamo contribuire a “fare rete”. Impegnarsi per l’ambiente e, come ricorda papa Francesco in quella meravigliosa Enciclica che è Laudato si’, per la cura della Terra nostra casa comune, significa diffondere la cultura dell’equità e della sostenibilità e soprattutto superare la frammentazione e il particolarismo che purtroppo a volte caratterizza le iniziative. Il futuro, diceva il torinese Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, è una invenzione collettiva. Le risposte alla crisi ecologica e sociale si trovano insieme».
Alla Casa dell’ambiente sono ospitate anche organizzazioni internazionali e nazionali
Avete qualche campo di intervento privilegiato?
«Vogliamo lavorare in modo “glocale”, cioè globale e locale. Si può fare rete nella parte di Torino a est del Po, come nella circoscrizione, in città e nell’area metropolitana e, a livello ancora più ampio, italiano, europeo e internazionale. Naturalmente il modo di lavorare cambia secondo la scala, ma ogni livello è ugualmente importante e necessario.
Nel territorio vicino a noi significa curare aree verdi, promuovere orti scolastici e urbani, apicoltura urbana, riuso di oggetti, lotta allo spreco e stimolare il volontariato dei cittadini per il bene comune, ma anche sperimentare nuovi linguaggi. Nei limiti della disponibilità di spazi organizziamo o ospitiamo corsi, laboratori, convegni, dibattiti.
Su scala più ampia, si tratta invece di lavorare con la comunicazione, gli scambi di esperienze e di buone pratiche, la valorizzazione del patrimonio naturale come dell’innovazione sociale e tecnologica e per fare questo non ci sono confini.
Ad esempio, la Casa dell’ambiente è sede nazionale della Federazione italiana media ambientali e, piccolo vanto per Torino e per l’Italia, della rete mondiale di educazione ambientale, quella, per intenderci, che organizza i WEEC, World environmental education congress».
Dunque la Casa dell’ambiente è una esperienza originale che si differenzia da altre?
«Certamente. Rispetto ad altre realtà ci poniamo come struttura di servizio. Per l’ambiente, la qualità della vita, un futuro più vivibile si lavora e si deve lavorare ogni giorno e dappertutto. La Casa dell’ambiente è uno spazio in parte fisico in parte ideale che aiuta a valorizzare quanto avviene altrove. È, insomma, un centro di risorse a disposizione anche di quanto avviene ovunque, vicino o lontano».