Carmine Abate ed il suo Albero della Fortuna, al Circolo dei Lettori

Torino, 18 dicembre 2019.

Oggi alle 18 presso il Circolo dei Lettori avrà luogo la presentazione del libro “L’Albero della Fortuna”, di Carmine Abate.

Lo scrittore, già vincitore del 50° Premio Campiello 2012, parlerà della sua ultima opera in un incontro mediato da Leonardo Bizzarro, giornalistae  responsabile delle pagine di cultura e spettacolo  de La Repubblica.

Carmine Abate è nato nel 1954 a Carfizzi, un paese arbëresh della Calabria. Emigrato da giovane ad Amburgo, oggi vive in Trentino. Come narratore ha esordito in Germania con Den Koffer und weg! (1984) e in Italia
con Il ballo tondo (1991), cui sono seguiti raccolte di racconti e romanzi di successo. Con La collina del vento
(Mondadori 2012) ha vinto il 50° Premio Campiello. I suoi libri, vincitori di prestigiosi premi, sono tradotti in
numerosi Paesi. Il suo romanzo più recente è Le rughe del sorriso (Mondadori 2018).

Una breve sinossi del libro: “Succede ogni estate, a fine giugno. Inizia il tempo dei bottafichi, i fioroni. Il momento più bello dell’anno: un’esplosione di sapori, profumi, calore. I bottafichi sono una passione quasi
ossessiva per Carminù, che tutte le mattine, finita la scuola, lotta contro quelle strunze delle grisce – le ghiandaie per aggiudicarsi i frutti migliori. Insieme a lui Mario e Vittorio, i suoi inseparabili amici d’infanzia. Li unisce
un legame purissimo, fatto di corse in giro per la campagna a rubare frutta e uova, di partite a calcio, di segreti condivisi. Sono compari, si sono cioè scambiati a vicenda un garofano rosso in
segno di eterna amicizia.

Un’estate felice e spensierata sembra attendere Carminù, le cui notti sono, però, tormentate da un incubo. Un incubo che ha vissuto realmente anni prima, quando suo padre era partito per la Germania, e che ora non vuole rivivere più. In quei giorni, Carminù comincia a frequentare il novantenne nuni Argentì, ritornato a Spillace dopo una vita da emigrato. Quest’uomo solitario, intriso di malinconia e sapienza, darà a Carminù
le chiavi per decifrare un mondo che, a quell’età, si va facendo sempre più ingarbugliato e gli
racconterà perché il tanto amato fico è l’albero della fortuna.
In una Calabria dal sapore agrodolce, tra la pasta al forno e le polpette dell’adorata mamma,
i capelli biondi di Rosalba, l’ammirazione sconfinata per un padre con cui condivide gli
stessi occhi, “così profondi che si mangiano il mondo”, Carminù si prepara ad affrontare le
grandi prove che lo porteranno verso l’età adulta.”

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